Adolescenza … convivere con lo “straniero”

Spesso quando un genitore parla del figlio adolescente pronuncia la fatidica frase: “Non lo riconosco più! Questo non è mio figlio!!!

Questo avviene perché il/la ragazzo/a si trova in quel particolare momento della vita in cui si sente di poter fare tutto, ma ci si sente frenati, non capiti, troppo avanti per potersi confrontare con due vecchi come i propri genitori … è la crisi!!!

Ma la crisi di per sé non è una cosa negativa o positiva, è un momento di cambiamento e come ogni cambiamento ci pone davanti a delle scelte. La parola crisi deriva da un verbo greco che significa “separare” e “decidere”.

Detto questo risulta abbastanza chiaro di cosa stiamo parlando.

Noi siamo abituati a considerare i problemi solo dal nostro punto di vista e ci dimentichiamo di entrare in relazione con l’altro per cercare di capire cosa sta vivendo l’altro. Ci chiudiamo polemicamente sulle nostre posizioni e non ascoltiamo l’altro.

Ma con uno figlio adolescente questo atteggiamento non paga.

L’adolescente fondamentalmente sta cercando di inserirsi in un mondo per il quale i vecchi schemi che possiede (sviluppati nell’infanzia) non risultano più adeguati.

Quindi non si deve considerare un periodo patologico, ma di cambiamenti.

L’adolescente ha dentro di sé il bisogno di tenerezza, protezione, di sostegno, di accudimento, ma spesso non lo può dimostrare perché “ormai è grande” e il genitore, per paura o per imbarazzo non riesce a leggere questi bisogni sotto il continuo opporsi a tutto. Ciò aumenta nel ragazzo il senso di inadeguatezza, del tragico, il chiudersi verso la richiesta e verso la tenerezza.

Ma tutto questo non significa che l’adolescente sia inadatto al mondo, semplicemente  deve adeguare le sue funzioni alle nuove richieste dell’ambiente.

Ed è a questo punto che il genitore deve sostenere il figlio e accompagnarlo attraverso un processo di maturazione che altro non è che l’espansione delle funzioni che il ragazzo possiede già ma deve solo “adeguare”.

Non è un passaggio semplice neppure per i genitori che si trovano a gestire un rapporto al quale non sono preparati perché cambiano le modalità dei rapporti.

Cerchiamo di schematizzare quello che avviene in adolescenza:

Posturale:

Corpo in rapida crescita e aumento della forza fisica (cambiamenti nella concezione di sé rispetto a sé stesso e al prossimo). (Difficoltà dei genitori a rapportarsi con un corpo diverso, complicati i contatti).

Movimenti del corpo, soprattutto quelli ampi si riducono (soprattutto nelle ragazze). Nei ragazzi diventano più composti, meno liberatori.

Le posture sono più chiuse e meno disinvolte: non ancora codificate come quelle degli adulti, ma non più infantili.

Fisiologico:

La voce tende (nei maschi) a cambiare così come il piano ormonale e la sessualità

Elevata attenzione a tutto ciò che avviene dentro di lui, a discapito dell’esterno (espressione di svagatezza, distacco, pigrizia, ma non è così)

Cognitivo – Simbolico:

Elevata attenzione per comprendere il senso dei cambiamenti: un nuovo corpo, desideri impellenti, nuove sensazioni.

Grande spazio ai pensieri verso il nuovo, fantasie e immaginazioni vivide e intense.

Progettazione finalizzata all’immediato e al gruppo di pari.

I ricordi dell’infanzia diminuiscono e occupano spazio quelli più recenti perché più utili

Valori e simboli: non stanno dietro ai cambiamenti repentini e si fa strada il dubbio terribile su se stessi e le proprie capacità

Ansia nel gestire tutti questi cambiamenti: il ragazzo ricorre al pensiero magico (coincidenze, segni) a scapito della razionalità

Emotivo:

Innamoramenti rapidi e travolgenti (utili x portare l’affettività all’esterno della famiglia)

Senso di autonomia che prende la forma di opposizione a priori per mascherare fragilità e bisogno di sostegno

La paura di non farcela da soli prende la forma di inadeguatezza, drammatizzazione di ciò che non va bene, fino a gesti estremi ed esagerati

 

Non è strano dunque che si creino conflitti su ogni aspetto della vita del ragazzo (modo di vestire, ora del rientro, tempo libero, frequentazioni …) e che porta ad una guerriglia quotidiana.

Ma il conflitto può trasformarsi in un momento funzionale quando ha luogo in un ambiente di coesione, di disponibilità all’ascolto, di apertura da entrambe le parti perché permette l’espressione dei diversi punti di vista degli attori coinvolte quindi rende possibile una negoziazione dell’oggetto di disaccordo.

Però teniamo sempre presente che è compito del genitore quello di “mantenere, istruire ed educare il figlio, tenendo conto delle sue capacità, dell’inclinazione naturale e delle sue aspirazioni” (Art. 147 Codice Civile)

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