Benefici dell’intervento funzionale sui pazienti hiv positivi

Chiariamo subito che il virus c’è e non possiamo sconfiggerlo, ma riequilibrando l’individuo e sostenendolo nel trovare il funzionamento più adeguato si accompagna il lavoro medico.

Il lavoro Funzionale con tali persone permette di andare a sostenere le Funzioni che sono integre per andare a riorganizzare e armonizzare quelle più carenti.

Proviamo a tracciare uno schema di quelle che potrebbero essere le EBS più significative nel trattare un paziente HIV positivo.

La cosa che subito si nota è che la persona come reazione immediata ha la completa chiusura e irrigidimento in uno stato di incredulità totale. Molto spesso l’unica possibilità con la persona in questa situazione è la presenza, essere lì e aspettare. Subito la persona comincia a chiedere che succede e a quel punto un intervento fermo e contenitivo porta la persona fuori dal torpore della notifica di positività.

Il primo intervento molto puntuale e paziente si deve svolgere sull’aspetto “cognitivo”: bisogna, cioè, spiegare molto chiaramente cosa sta succedendo al proprio corpo. E’ determinante essere molto scientifici e puntuali, prendere subito il paziente e portarlo subito a fidarsi per evitare che acquisisca notizie confusive rispetto al virus su internet e/o da altri pazienti. Qui la direttività è molto importante, la persona si sente subito guidata e tenuta e può concedersi finalmente di allentare e fare “domande stupide”.

A questo punto diventa fondamentale iniziare subito un lavoro sulle sensazioni, per portare la persona a distinguere l’effetto dei farmaci e/o dell’avanzare della patologia da una normale attività fisiologica finora non ascoltata. Infatti la persona sieropositiva comincia a prestare un’attenzione ossessiva ad ogni movimento interno, ad ogni sintomo e segno, come se l’aver contratto l’HIV non renda possibile altra malattia oltre l’AIDS e come se ogni cosa percepita non sia altro che l’incipit della fase conclamata dell’AIDS.

Questo rende palese la forte sconnessione tra i vari piani.

Un buon tocco è fondamentale, ma non solo perché questi pazienti sono evitati e quindi non toccati per paura, ma anche semplicemente per dare un buon “qui ed ora”. Durante un colloquio con un paziente che stentava molto a lasciarsi andare, mentre lo guidavo nella respirazione, nel sistemargli la posizione del collo ho applicato un “Tocco di sostegno contenitivo”. Lui ha finalmente lasciato andare il respiro e nella restituzione mi dice “ho avuto la sensazione di aver trovato finalmente la cima dell’ancora …”

Non va dimenticato che attualmente la maggior parte dei contagi avviene per via sessuale e spesso tra giovanissimi. È facile capire quindi che la sessualità con tutte le sue funzioni si alteri in maniera significativa. Molto ne risentono alcune specifiche EBS tra cui il Contatto, il Piacere dell’altro, e l’Abbandonarsi all’altro e, forse più di ogni altra, il Lasciare. La persona sente di non poter più allentare il controllo, di dover gestire, controllare, vagliare e allontanare tutto e tutti.  Quando lavoriamo sul Lasciare, esperienza complessa per molte persone attualmente, la maggior parte dei pazienti sieropositivi subito apre gli occhi e parla (una ragazza ai primi movimenti giusti si blocca e mi dice: “Aspe’, mi riprendo e continuo”).

Altre EBS da tenere presenti quando si propone un piano terapeutico per una persona sieropositiva sono:

Sentire: è già stato spiegato abbondantemente prima. Qui va aggiunta e sottolineata l’importanza di una sfumatura di tale EBS, lo Stupore.

Controllo: la persona sente di dover controllare ogni aspetto della sua vita: valori clinici, relazioni, sessualità, alimentazione. Questo non gli permette di allentare mai.

Stupore: questa è l’EBS più importante da recuperare per far sì che le cose assumano una prospettiva nuova e la condizione di sieropositività venga vissuta anche come risorsa e non solo come perdita. La capacità di ritrovare la gioia delle piccole cose è un grande sostegno e da la possibilità di recuperare la capacità di procedere per piccoli passi e traguardi. Questo ci conduce ad un’altra EBS sostanziale.

Progettualità: questa EBS risulta, nella quasi totalità delle persone HIV positive, compromessa. La notifica di tale infezione fa perdere la visione del futuro, non permettendo di vedere più la possibilità di una pianificazione a lunga gittata. La compromissione di tale EBS spesso fa parlare erroneamente di depressione, ma in effetti si tratta solo di una impossibilità di guardare al futuro, perché è come se non lo si percepisse più. Già il semplice spiegare cos’è attualmente la vita di una persona sieropositiva può aiutare.

Tenerezza: va molto recuperata, soprattutto per mantenere una buona compliance* e per evitare il completo allontanamento dagli altri. Vista infatti la modalità di contagio c’è spesso un rifiuto dell’altro per un duplice aspetto, sia come potenzialmente pericoloso, sia come potenziale vittima. Diventa quindi importante vagliare e sciogliere bene l’esperienza della Fragilità e la Necessità dell’Altro.

Forza: soprattutto la Forza Aperta, per liberarsi dal peso di tale situazione e dalla continua sensazione (non sempre solo sensazione) di emarginazione e giudizio.

Piacere: alla fine si deve lavorare chiaramente sul benessere ed in maniera specifica sulla possibilità di Desiderare le Cose e il Piacere dell’Altro. Questo in quanto, essendo fortemente compromesso l’aspetto relazionale e sessuale, la persona non si sente più autorizzata a vivere tali esperienze. Vanno quindi riaperte tutte queste sensazioni per riportare la persona ad un vero benessere e ad assaporare tranquillamente anche la propria sessualità.

Una cosa che accompagna longitudinalmente tutto il lavoro è il frequente ricorso alle tecniche di Pronto Soccorso, soprattutto ad alleviare molto la colite e il continuo senso di nausea.

In contemporanea, diventa quasi fondamentale lavorare sui valori e le convinzioni per permettere anche un’adeguata aderenza all’aspetto medico e terapeutico. L’aderenza alla terapia è un nucleo centrale nella vita di una persona sieropositiva e spesso è la richiesta implicita che viene posta allo psicologo che lavora con tale patologia.

Ma di cosa stiamo parlando? Per aderenza si intende il modo di seguire il regime di trattamento antiretrovirale. Non è semplicemente assumere dei farmaci, ma assumere una terapia che deve rispettare perfettamente degli orari e delle indicazioni alimentari. Quando non viene assunta in maniera adeguata il virus comincia a riprodursi malgrado il farmaco in quanto si sviluppano delle resistenze*. La maggior parte delle associazioni di farmaci antiretrovirali (ARV) comprende 3 o più classi di farmaci, ciascuno da assumere 1 o 2 volte al giorno. Ciascun farmaco può avere diversi requisiti per quanto riguarda il cibo: uno potrebbe richiedere lo stomaco vuoto, mentre un altro si dovrà assumere durante o dopo i pasti. L’aderenza è così importante nel trattamento dell’HIV, che i ricercatori hanno verificato che la soppressione ottimale del virus richiede il 95% di aderenza, cioè la persona non deve saltare o sbagliare più di cinque assunzioni su cento, più o meno cinque assunzioni al mese.

Anche per questo motivo la persona deve essere sostenuta e motivata adeguatamente alla terapia, spiegandone bene l’importanza e le delicatezza. Spesso i medici non riescono a gestire bene questo momento delicato non concependo appieno le perplessità e i dubbi della persona, dando per scontate e ovvie alcune nozioni che ovvie non sono.

Alcuni pazienti hanno bisogno di capire perché alcuni farmaci richiedono lo stomaco pieno oppure cibi grassi per essere adeguatamente assorbiti, ma si vergognano di chiedere al medico e archiviano il tutto come “esagerazione”. Stessa cosa avviene per gli orari. Bisogna che il paziente capisca l’importanza degli orari, che in questo tipo di terapia è fondamentale per mantenere bassa la viremia e sostenere la riproduzione dei linfociti CD4.

 


* Grado di adesione del paziente stesso a tutte le prescrizioni del suo medico: definisce la sua volontà di collaborazione con le strutture sanitarie

*  Situazione clinica in cui il virus non subisce più l’effetto del farmaco che dovrebbe contrastarlo in quanto ne apprende la farmacodinamica. Bisogna, in questi casi, variare la terapia.

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