Consigli per contrastare il bullismo

I ragazzi che si trovano a dover affrontare il bullismo hanno bisogno del sostegno e dell’aiuto degli adulti. Spesso per i genitori non è semplice capire quello che sta succedendo, soprattutto se il ragazzo subisce tali atti in adolescenza. Potrebbe infatti, visto il momento, confondere i sintomi e scambiarli per normali segnali dell’età.

Proviamo a vedere come si comporta un/a ragazzo/a vittima dei bulli.

Alcuni segnali sono:

  • Dorme male, agitati e, i più piccoli, bagnare il letto
  • È ansioso quando si deve andare a scuola o non vuole andare
  • Chiede più soldi del solito senza motivarne il perché
  • Non racconta quello che succede durante la giornata o lo fa in modo generico
  • Torna a casa con graffi, lividi e vestiti con strappi
  • È lamentoso e teso quando torna a casa
  • Non vuole più uscire di casa
  • È aggressivo con fratelli e sorelle e risponde male
  • Non frequenta più in suoi amici
  • È spesso nervoso o più taciturno del solito
  • Non va più bene a scuola come prima

Il ragazzo insomma non è più lo stesso di prima e non riesce a parlarne.

Nel caso in cui pensate che vostro figlio sia vittima di bullismo, la cosa migliore da fare è non reagire in maniera eccessiva, non fatevi prendere dalla rabbia e non aggreditelo con domande e iperprotezione, non fareste il suo bene.

Le mosse più adeguate da seguire sono semplici. Cercate di parlare con il ragazzo, adattando le domande alla sua età.

Se è piccolo chiedete che attività ha fatto, se si è divertito, se qualcosa non gli è piaciuto, che giochi ha fatto e con chi ha giocato e se è stato bene.

Se invece è più grande le domande possono essere un po’ più dirette. Potreste chiedere come passa il tempo nelle pause e a ricreazione, se vuole invitare qualcuno a casa per i compiti e se c’è qualcuno che non gli piace e se ha voglia e piacere di andare a scuola.

Poi, ogni genitore conosce i propri figli, quindi, senza farvi prendere da un più che comprensivo senso di protezione, parlate con vostro figlio e fatelo aprire e confidare, vi racconterà cosa succede perché per lui è pesante gestirlo da solo.

Le vittime di bullismo non parlano perché si sentono colpevoli e in torto, si vergognano di non essere forti e di non riuscire a reagire.

In caso di dubbio sarebbe buona norma, parlando anche in generale per far aprire il ragazzo, sottolineare che il bullo è sempre dalla parte del torto, che non esiste mai un buon motivo per denigrare, offendere, umiliare e picchiare un’altra persona, soprattutto se più piccola o indifesa. Rimarcate il fatto che con mamma e papà si può parlare di tutto perché siete gli adulti e potete aiutarlo nei momenti difficili, magari anche solo a capire come agire per il meglio.

Per sostenere il ragazzo bisogna aiutarlo:

  • ad aumentare la sua autostima, questo lo porta ad avere una maggiore sensazione di adeguatezza nell’affrontare le situazioni di stress, tra cui gli atti di bullismo.
  • Sostenerli nello sviluppare le loro abilità positive e specifiche.
  • Sottolineare l’importanza della socializzazione e aiutare il ragazzo ad allacciare rapporti e mantenerli.

Lo sport è un ottimo modo per aiutare il ragazzo a sviluppare tutti e tre i punti sopraelencati. Ognuno ha uno sport d’elezione e in quello da il meglio di sé e gli permette di trovare un buon equilibrio psico-fisico.

Quando si decide di rivolgersi alla scuola è consigliabile non partire aggressivi e non creare un noi contro voi. La scuola probabilmente, soprattutto nel caso di scuole medie e superiori, non conosce lo stato effettivo delle cose. Confrontatevi con il preside, parlate con lui e con il rappresentante dei genitori e dei professori e decidete insieme come agire.

Tenete sempre a mente che il bullismo non è un atto solo tra chi aggredisce e chi subisce, ma è un disagio sociale, sintomo di un malessere collettivo: “Il bullismo nuoce alla società in modi devastanti, sfavorisce lo sviluppo sociale ed economico, alimenta l’aggressività e la criminalità. Un Paese moderno non può e non deve tollerare tutto questo.” (Informa Giovani: http://goo.gl/YC1MDn).

Anche il bullo a modo suo è vittima di una lettura sbagliata dei rapporti umani. Questi ragazzi vanno individuati al più presto e sostenuti nel:

  • imparare a mettersi nei panni degli altri (sostenere lo sviluppo empatico)
  • capire le conseguenze, anche emotive delle proprie azioni
  • poter esprimere la propria rabbia e sensibilità nei modi adeguati e naturali
  • imparare a comunicare con i pari e con gli adulti

Questo aiuterà il bullo a gestire la negatività del proprio modo di entrare in relazione con il prossimo, che lo porta a denigrarlo e umiliarlo per sentirsi adeguato e “forte”.

Gli insegnati hanno un ruolo centrale nella lotta al bullismo perché possono osservare il comportamento “in diretta”, nei casi dei bimbi più piccoli, mentre nel caso dei ragazzi più grandi, essendo meno supervisionati, possono notare le dinamiche dei vari gruppi che si svolgono nell’ambito scolastico. Altri strumenti che i docenti possono utilizzare sono i temi in classe, cassette per le comunicazioni dei ragazzi, anche anonime cosicché un compagno possa denunciare tali atti, aprire dibattiti sui temi del rispetto, dell’uguaglianza e proprio del bullismo.

Fare degli incontri, magari con un professionista, per creare degli opinion leader, ragazzi più grandi e socialmente accettati, che sostengano la vittima di bullismo e offrano al bullo una possibile alternativa di comportamento.

Ma tutti, le vittime del bullismo, i genitori, i docenti e gli osservatori devono tenere presente che ciò che rinforza la violenza e quindi il bullismo, è il silenzio e l’omertà.

Bisogna parlare e denunciare tali atti. Non ripagare con la stessa moneta, ma tenere presente che gli atti di bullismo sono reati a tutti gli effetti (Informa Giovani: http://goo.gl/ve0FuW).

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