Identità sessuale e sessualità

Parlare di sessualità ormai non scandalizza più e forse il tema risulta essere anche un po’ inflazionato.

Ma siamo sicuri di sapere bene di cosa stiamo parlando?

La sessualità è un’attività umana e come tale ha delle modalità e ognuno ha delle preferenze ed il proprio modo di viversela.

Esiste una sessualità socialmente accettata, di coppia nell’intimità e una sessualità culturalmente riprovevole … tutto il resto.

Ma di sessualità parliamo la prossima volta, oggi voglio provare a vedere insieme cosa s’intende per identità sessuale.

Partiamo da uno schema:

Identità sex

Quando si parla di identità sessuale stiamo parlando di un aspetto multidimensionale che descrive la visione soggettiva del proprio essere sessuati; inoltre è l’esito di un processo influenzato dalla complessa interazione tra aspetti biologici, psicologici, educativi e socioculturali.

Spieghiamo brevemente le vari componenti.

Sesso biologico: è determinato da cromosomi, ormoni, organi genitali (interni ed esterni). Questo è l’aspetto più intuibile, ma non scevro da complicazioni. Quando parliamo di sesso cromosomico siamo abituati a pensare XX = Femmina e XY = Maschio. Ma a volte ci troviamo davanti a delle anomalie genetiche, raramente per fortuna,  e determinare il sesso non è così semplice. Cito due sindromi per spiegare il concetto:

  • Disgenesia gonadica pura (sindrome di Swyer) in cui assistiamo a gonadi non ben formate e non funzionali, quindi aspetto femminile, ma cariotipo 46, XY cioè maschile.
  • Sindrome da insensibilità agli androgeni (sindrome di Morris) in cui troviamo che il corpo pur essendo geneticamente maschile (XY), è insensibile agli ormoni maschili e si sviluppa come femmina.

Identità di genere: consapevolezza profonda e certa di sé come maschi o femmine. Questo aspetto non va soggetto a mutamenti nel tempo e si definisce entro i 3 anni di vita. Non coincide sempre con il sesso biologico, come nel caso del transessualismo, clinicamente conosciuto come “Disforia di genere”. Per disforia s’intende un sinonimo di disturbo (dal greco dysphoría, difficile da sopportare, funesto). Questo non significa che la persona transessuale sia malata, ma semplicemente si tratta di una persona in cui non coincidono due componenti dell’identità sessuale. A questo punto si tratta solo di sostenere questa persona in un percorso per recuperare un benessere completo attraverso l’allineamento dei due tipi di identità. Da un punto di vista psicologico in effetti è più corretto parlare di “transgender” per sottolineare maggiormente la centralità del genere rispetto al sesso tout court.

Ruolo di genere: dipende dall’insieme dei riferimenti normativi, sociali e culturali che determinano cosa sia attribuibile al maschile e cosa al femminile, quindi cosa risulta socialmente adeguato e atteso dagli uomini e dalle donne. E’ facile capire come da questo aspetto possa prendere vita il pregiudizio semplicemente dando peso ad atteggiamenti chiaramente superficiali. Ad esempio, se un ragazzo non ama giocare a pallone e magari se ne sta in disparte, facilmente potrà essere etichettato come omosessuale. Stessa sorte per una ragazza che non esprime la femminilità secondo i canoni generalmente condivisi.

Orientamento sessuale: qui si parla dell’attrazione erotica e affettiva che si può provare per persone del proprio sesso, di quello opposto o entrambi. Da qui i termini omosessuale, eterosessuale e bisessuale. Ma per essere completamente espresso l’orientamento sessuale deve comprendere sia l’attrazione sentimentale (affettiva) sia l’attrazione fisica (erotica); cioè, non solo chi stimola la nostra sessualità, ma anche chi ci fa battere il cuore. Non scegliamo di chi innamorarci e neppure chi ci fa scattare “l’attrazione fatale”.

Ma l’orientamento sessuale contiene in sé ancora qualche … sorpresa.

Partendo dal presupposto che ci sono tre tipi di orientamento sessuale (omo, etero e bi-sessuale) proviamo a ragionare sulle dimensioni che lo caratterizzano.

Sarebbe semplicistico ridurre il tutto su un continuum eterosessualità/omosessualità passando per la bisessualità. Le cose sono un po’ più complesse, ma non complicate.

Prendendo a prestito l’elenco riportato nel libro “Psicoterapia e omosessualità” (di M. Graglia ed. Carocci Faber, 2009) tutto risulta più chiaro:

  • Attrazione erotica: chi desidero fisicamente?
  • Fantasie sessuali: su chi fantastico eroticamente?
  • Preferenza Affettiva: di chi mi innamoro? Chi mi coinvolge affettivamente?
  • Comportamento Sessuali: con chi ho rapporti sessuali?
  • Autodefinizione: come mi identifico? A che gruppo sento di appartenere?

orientam_ident_sex

Adesso proviamo a fare un giochino, non serve condividerlo, basta scorrere con lo sguardo il continuum e per ogni categoria fermarci nel punto esatto in cui sentiamo che sia giusto per quella esperienza precisa.

Ad esempio non è detto che le fantasie coincidano con i comportamenti o con l’innamoramento e l’attrazione. Ci si può eccitare guardando scene omosessuali, ma innamorarsi solo di persone dell’altro sesso.

Allora? Sono tutti allineati i punti in cui ci siamo fermati? E se ne facessimo uno attuale e uno del passato? Sarebbero identici?

Pensate ancora che sia semplice?

 

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