La famiglia … su quali basi?

Émile Durkheim nel 1888 già si interrogava sui cambiamenti della famiglia: “Non esiste un modo di essere e di vivere che sia migliore per tutti […]. La famiglia di oggi non è né più né meno perfetta di quella di una volta: è diversa, perché le circostanze sono diverse”.

La famiglia è un organismo che prende vita con l’uomo e come definizione uso quella di Wikipedia: “la famiglia è l’istituzione fondamentale in ogni società umana, fondata sul matrimonio o la convivenza, con i caratteri della esclusività, della stabilità e della responsabilità, attraverso la quale la società stessa si riproduce e perpetua, sia sul piano biologico, sia su quello culturale.”

Il Gruppo di Cambridge fondato da Peter Laslett ha delineato cinque tipi di famiglie, ormai riconosciute e utilizzate da tutti i sociologi a livello mondiale:

  • Nucleare: famiglia formata da una sola unità coniugale;
  • Estesa: famiglia formata da una sola unità coniugale e uno o più parenti conviventi;
    Multipla: famiglia formata da due o più unità coniugali;
  • Senza struttura coniugale: famiglia priva di un’unità coniugale (vi sono solo persone che convivono);
  • Solitaria: famiglia formata da una sola persona.

Una volta mostrato schematicamente e brevemente come la sociologia legge la famiglia mi sembra chiaro che non è possibile limitare il tutto a “mamma, papà e figli”, almeno non solo.

Ci troviamo oramai in una società che ha variato i suoi ritmi ed i suoi valori. La qualità della vita è mediamente migliorata, portando le persone a coltivare interessi diversi e sogni un tempo proibiti. La condizione femminile è completamente mutata, strappandola dalla obbligata posizione di sottomissione agli uomini del proprio nucleo.

Spesso si sentono persone indicare la dissolutezza dei tempi moderni come causa dell’aumento dei divorzi. Ma le unioni attuali si fondano su presupposti differenti rispetto al passato. In linea di massima oggi le persone si sposano perché si scelgono sulla base di affinità, interessi e sentimenti condivisi, mentre nel passato i matrimoni avvenivano anche sulla base di implicazioni sociali e patrimoniali. Il matrimonio, specialmente in alcuni contesti sociali e culturali, era considerato, soprattutto per le donne, conditio sine qua non per una rispettabilità sociale.

Con l’avvento della borghesia e del Romanticismo un po’ le donne cominciano a poter pensare di aspirare ad altro.

E allora vediamo un pochino con attenzione cosa porta due persone a condividere le proprie vite.

Alla base delle unioni di coppia nella nostra società troviamo l’amore e la voglia di condividere la propria vita sulla base di un’attrazione fisica e intellettuale.

Oggi le unioni si fondano su altri presupposti, principalmente sulla spinta sentimentale e, quindi, ne seguono l’andamento: quando il sentimento finisce, l’unione non ha più motivo d’essere.

Questo non va però interpretato come leggerezza dei legami affettivi.

Quando un sentimento nasce, nel caso specifico parliamo dell’amore, conosce delle fasi di sviluppo: si parte da un’attrazione iniziale (fisica e/o mentale), che da il via al processo di innamoramento che tiene legati gli amanti e permette ad entrambi di conoscersi ed affiatarsi. Dopo una prima parte di trasporto, quasi incondizionato, i partner cominciano a scoprire ogni aspetto dell’altro, lati positivi e negativi, non più edulcorati dall’infatuazione, e la coppia conosce un momento di crisi (più o meno avvertibile dai due). Ci si comincia a conoscere per quello che si è e si passa allo step successivo, caratterizzato da sentimenti più solidi e profondi come condivisione, progettualità, reciproco sostegno, comprensione, continuità positiva e certezza dell’altro: nient’altro che la nascita istintiva di un NOI, ineluttabile e completivo.

Riporto le parole di Francesco Alberoni che ha saputo spiegare con poesia e chiarezza questo sentimento: “Che cos’é l’amore? Due persone, in un certo momento della loro vita, incominciano un mutamento, si rendono disponibili a staccarsi dai precedenti oggetti d’amore, dai precedenti legami, per dare origine ad una nuova comunità. Allora entrano in uno stato nascente, uno stato fluido e creativo, in cui si riconoscono reciprocamente e tendono alla fusione. In tal modo essi costituiscono un noi, una collettività ad altissima solidarietà e ad altissimo erotismo.”

A questo punto mi sembra fuori luogo parlare di CRISI della famiglia, ma parlerei piuttosto di CAMBIAMENTO della visione di famiglia, o meglio ancora, di RICONOSCIMENTO di ogni famiglia.

Anche la Costituzione Italiana parlando di famiglia non specifica mai uomo e donna, forse i padri costituenti erano più illuminati di altri “padri”, o forse più vicini al mondo reale di quanto non si possa pensare.

Per concludere questa riflessione vorrei specificare che quando in terapia si parla di famiglia in genere si fa riferimento a quel nucleo che ci ha fatto sentire protetti, amati, accuditi e guidati, anche allargando il confine di consanguineità.

Spesso la coppia si trova a chiedere aiuto per superare un momento di difficoltà o semplicemente per chiudere in maniera sana e non distruttiva una relazione nata da un sentimento di coesione. Questo perché oggi stare insieme è una scelta e deve essere tale per far si che la società tutta si evolva.

Famiglia è dove vuoi stare e dove riesci ad essere te stesso senza giudizi, anelli e conferme, senza obblighi, ma diritti e doveri di reciproco rispetto e cura.

Il matrimonio, i pacs, le unioni civile e quant’altro sono un atto legale dovuto in una società che attribuisce pari doveri ai suoi cittadini che si aspettano, di conseguenza, pari diritti.

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