Le coppie omosessuali

Parlare di coppie omosessuali in mediazione pone davanti ad una complessità di forme e strutture, tutte da conoscere, capire e guidare sostenendo e assecondandone le singole peculiarità.

Lasciando da parte le coppie senza figli, che verranno trattate come le altre coppie, ma tenendo presente i disagi specifici della condizione omosessuale, vediamo insieme come può essere strutturata una famiglia arcobaleno.

Possiamo trovarci davanti ad una mamma lesbica ed un papà gay, non uniti affettivamente ma che hanno deciso di avere un figlio insieme per assecondare il desiderio di genitorialità. Queste coppie in genere stabiliscono dinamiche tipiche delle coppie separate, stabilendo tempi e modalità di visita e mantenimento. Raramente ricorrono alla giustizia per stabilire tali regole, in parte per timore del giudizio e in parte perché, tipicamente per tale comunità, il ruolo del gruppo sociale è molto forte e funge, quasi, da giudice esterno che mantiene e sostiene la scelta e l’evoluzione della relazione.

Queste situazioni sono sempre meno comuni grazie alla possibilità di inseminazione artificiale più accessibile per le donne lesbiche, anche se all’estero.

Altra possibilità è quella di una coppia omosessuale di nuova formazione in cui uno dei due ha uno o più figli, il partner vorrebbe avere un ruolo genitoriale e deve quindi accordarsi con l’altro genitore biologico. In questo caso bisogna stare molto attenti ai pregiudizi delle varie parti in causa e valutare bene le dinamiche e le modalità di relazione. In questo caso, più che in altri, va tenuto molto presente il vissuto del minore che si trova a confrontarsi con realtà diverse, probabilmente con un’iniziale confusione e pregiudizio, dettati dal vissuto sociale circostante.

Gruppo in aumento saranno invece le dispute tra genitore biologico e genitore sociale. Non avendo la legge voluto regolamentare i rapporti tra genitori e figli all’interno delle coppie LGBT+ si creano situazioni che cercano soluzioni al di fuori delle vie giuridiche. Ad onor del vero bisogna riconoscere alla giurisprudenza un’altra volta la capacità di leggere la società in maniera più rapida e puntuale della legge. Questa volta è la Corte Costituzionale ad intervenire.

Il tutto è scaturito dalla richiesta di una coppia di mamme che, in seguito a separazione, chiede al giudice di stabilire se la mamma sociale ha il diritto di vedere i figli avuti durante la relazione.

In primo grado viene stabilita, come per ogni coppia che accede all’istituto dell’affido condiviso dei figli, la divisione dei tempi di visita e quant’altro. La Corte d’Appello di Palermo aveva stabilito, invece, che l’articolo 337-ter non fosse applicabile per il genitore sociale, ribaltando la sentenza di primo grado.

Chiaramente la mamma sociale ricorre in Cassazione e quest’ultima, con una sentenza n° 225/2016 pubblicata in G. U. il 26/10/2016 n° 43, ritiene di non poter condividere la posizione della Corte d’Appello di Palermo che ritiene non applicabile alle coppie omosessuali l’articolo 337-ter del Codice Civile.[1] La Corte Costituzionale da un valore generico al termine “genitore” ritenendo, com’è giusto che sia, essere riferito alla figura di attaccamento che stabilisce con il minore un legame affettivo, di supporto e di intimità che nulla ha a che fare con la genetica.

Altra situazione che si può trovare in mediazione è il confronto tra una coppia di mamme e il donatore di sperma che vuole, non per forza dal primo momento, essere parte integrante della vita del minore. In questi casi ci si trova davanti ad un problema di iniziale confusione, bisogna arrivare a capire cosa ha portato la coppia a tale scelta e come mai il donatore, dopo aver accettato un accordo, sente di voler cambiare la propria posizione. Questa scelta viene fatta da quelle coppie che, probabilmente per problemi economici, non possono accedere alla procreazione medicalmente assistita (PMA), non concessa in Italia alle coppie omosessuali. Fintanto che la legge non prenderà coscienza del fatto che tali situazioni sono reali ci si troverà sempre di più in situazioni come queste.

Si potrebbero citare ancora altre situazioni, ma queste sono, per il momento quelle che possono maggiormente arrivare in sede di mediazione.

Per chiarire, le forme genitoriali possibili per le coppie LGBT+ sono:

  • figli nati da precedenti unioni eterosessuali
  • affidamento
  • adozione all’estero
  • affidamento
  • co-genitorialità
  • gestazione per altri svolta all’estero

Per molti anni la mediazione, professionale o tramite amici, è stata l’unica via per gestire i conflitti che venivano di volta in volta a crearsi all’interno della coppia. Oggi, con la legge che regolamenta le unioni civili almeno gli aspetti patrimoniali sono stabiliti da essa, ma non sono stati presi in considerazioni i rapporti con i figli.


[1] Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

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