Specifiche della mediazione con figli omosessuali

In questo caso ci troviamo davanti a delle situazioni in cui un mediatore familiare può trovarsi anche senza preavviso, nel senso che potrebbe esserci una coppia che si rivolge al mediatore per un intervento e che, in corso d’opera, venga rilevato come problema la difficoltà di gestione della scoperta dell’omosessualità o della transessualità di un figlio o di una figlia.

Posso citare il caso di una coppia che si è rivolta a me con un generico “problema troppo grande da gestire da soli”.  

Quando li incontro è subito chiaro che il problema troppo grande è il figlio di 17 anni che hanno scoperto essere omosessuale. La madre piange sommessamente tutto il tempo, il padre, rabbioso, continua a dire che lui, militare, non può permettersi una cosa del genere. Questo ragazzo sparisce dalle loro parole, diventa un problema e centrale diventa per entrambi “la gente” e subito dopo il rinfacciarsi gli errori che avrebbero portato il ragazzo ad essere quello che è. Si separeranno, anche per altri motivi ovviamente, dopo poco, ma questo resterà il loro dolore comune.

Questa storia evidenzia bene tutti i pregiudizi che accompagnano ancora l’omosessualità in una buona parte del nostro Paese.

Molti ritengono che l’omosessualità sia una malattia, una perversione, che sia causata da gravi errori educativi o dalle cattive compagnie.

Per i ragazzi gay spesso di accusa la madre di averlo protetto troppo e per le ragazze lesbiche di avergli lasciato frequentare magari sport troppo maschili.

Tutto questo chiaramente non ha un peso neppure minimo sull’orientamento sessuale di una persona e neppure sull’identità di genere.

Forte però è l’interiorizzazione di tali pensieri, anche in maniera inconsapevole. Se tale interiorizzazione avviene in un professionista può provocare molti danni, minimo la non riuscita, nel nostro caso, di una equa e neutra mediazione.

Un professionista che vuole approcciare la mediazione con nuclei familiari in cui la tematica LGBT+ presente deve conoscere bene questa realtà culturale e cercare dentro di sé anche la minima ombra di pregiudizio per poter affrontare al meglio tali discorsi. Soprattutto in questo periodo storico, che confonde l’opinione con l’offesa e con la teoria scientifica bisogna che, almeno in ambito professionale, ci sia chiarezza e ci si basi solo su evidenze scientifiche.

Questo semplicemente perché, se è vero che ogni professionista tende a specializzarsi in determinati ambiti, la mediazione dovrebbe essere scevra da pregiudizi sulle persone proprio per far sì che gli accordi raggiunti siano quanto di più equo sia possibile.

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