Tossicodipendenza e HIV, dai pregiudizi alla persona

È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio – Albert Einstein

Il vocabolario Treccani definisce così il Pregiudizio: “Idea, opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore.”

È chiaro che i pregiudizi aiutano a catalogare l’ignoto e ad alleggerire l’impegno cognitivo generale. Se il nostro cervello dovesse processare, comprendere e catalogare ogni dato ed informazione che riceve ogni istante non riuscirebbe a fare altro. Il giudizio a priori, magari basato su credenze culturali e dettate dal gruppo di appartenenza, velocizza tale processo, lasciando spazio ad altre attività.

Parlando di tossicodipendenza il discorso sui pregiudizi diventa centrale.

La rivista “The Lancet” ha pubblicato un articolo interessante, “12 myths about HIV/AIDS and people who use drugs” luglio 20, 2010.

12 miti TD HIV

Quando la persona tossicodipendente sente su di sé il pregiudizio ha, in linea di massima due possibili reazioni: si comporta secondo le aspettative (fa il tossico) oppure fugge ritirandosi dalla relazione. In entrambi i casi agisce rinforzando, in chi agisce lo stimolo, il pregiudizio e accrescendo in sé l’auto-percezione negativa; vengono interiorizzati gli stereotipi che sostiene la società di riferimento. La persona utilizzatrice di sostanze si percepisce come “brutta, sporca e cattiva”, non come persona con un disagio e/o con situazione che richiede sostegno.

I pregiudizi fanno parte di ognuno di noi, impensabile liberarsene.

L’unico modo per contrastarli è la consapevolezza del loro essere credenze errate basate su congetture senza fondamento.

Il pregiudizio, nasce in ognuno di noi da una combinazione di elementi, ma fondamentali sono l’ignorare alcuni dati dell’argomento in questione e la rigidità di pensiero. Unendo questi elementi è facile capire come si costruiscano immediatamente gli stereotipi (dal greco stereos (duro, solido) e typos (impronta,immagine, gruppo), cioè “immagine rigida”.

Ma come possiamo uscire da questi circolo vizioso?

Intanto possiamo iniziare dal capire un po’ meglio il tossicodipendente e l’origine del suo stato.

Ci sono molte teorie sull’origine della dipendenza da sostanze, in rete possiamo trovare ogni tipo di spiegazione e teoria, io vorrei soffermarmi semplicemente sul fatto che l’uso di sostanze è “un sintomo”, sempre e comunque, di malessere. Non si sceglie liberamente la dipendenza. La persona dipendente  NON  è una persona nel benessere e cerca nelle sostanze il sollievo ad un senso di disagio e angoscia che non riesce ad affrontare da solo. Molte sono le cose che si dicono parlando degli utilizzatori di sostanze, ma una cosa non più essere negata: sono persone con un elevata sensibilità che li porta a non sentirsi adeguati e strutturati, ma molto attenti alle risposte e reazioni sociali. Non pensate alla persona sotto effetto della sostanza, ma a come la persona arriva ad usare ed abusare delle stesse, della funzione che assumono. E teniamo ben presente che utilizzatore e dipendente sono due concetti distinti.

Non mi soffermo a parlare del paziente HIV positivo, se siete interessati potete vedere http://www.psicologiazaccagnini.it/?p=71 e http://www.psicologiazaccagnini.it/?p=83

Quando ci si trova a fare diagnosi ad una persona con dipendenza da sostanze bisogna avere maggior contenimento e forza di accoglienza.

Agire con decisione sul dato di realtà (presa in carico) e capire bene il grado di percezione di “illness” della persona, sia rispetto all’HIV che alla dipendenza. Sostanziale la differenza di impatto al momento della diagnosi. La persona che usa sostanze sente quasi che sia un passaggio obbligato contagiarsi con il visus dell’HIV, come se fosse ovvio che a un tossico “succeda”. Qui prende vita il doppio stigma: tossicodipendente e sieropositivo. Se poi teniamo presente ciò che dicevamo prima, il fatto che l’autopercezione della persona che usa sostanze è piena anch’essa di pregiudizi, assistiamo ad un triplice stigma … e poi ci stupiamo che siano confusi?!?

Ma oltre al momento della notifica ci sono altri momenti critici per la persona HIV positiva.

Criticità persona HIV

Per l’utilizzatore di sostanze HIV + assumono una tinta un po’ più scura, sempre a causa del pregiudizio.

Criticità persona HIV-TD

Quindi, visti i pregiudizi più diffusi e “pregiudizievoli”, considerato che le complicazioni con la persona dipendente e HIV+ sono maggiori, considerata la mole di lavoro che ogni giorno bisogna gestire, cosa fare?

Per prima cosa come operatori dobbiamo imparare a relazionarci con la “persona” che abbiamo davanti e non con il “paziente”, bisogna stabile un rapporto che faciliti la compliance, riduca l’ansia e  agevoli una migliore qualità della vita.

Ma di questo parleremo in seguito.

Chiudiamo con qualche piccola indicazione:

  • Diventare più consapevoli dei propri schemi di riferimento culturali, delle proprie motivazioni, del proprio sistema di valori e preconcetti.
  • Ricordarsi che la tossicodipendenza non è prodromica all’HIV.
  • Tenere sempre a mente che sono persone in difficoltà, a volte senza supporto sociale e/o familiare.
  • Utilizzatore e tossicodipendente non sono la stessa cosa
  • Ex tossicodipendente non è come se fosse ancora attivo … non è detto che siano “bruciati” …
  • Focalizzarsi sul passato non serve, lavorare sulla progettualità e l’organizzazione aiuta la compliance .
  • Sono e restano persone con un disagio, non solo sanitario, e richiedono più contenimento.
  • Non dimenticarsi mai che ogni operatore socio-sanitario è umano e come tale si stanca, si arrabbia, ha le sue convinzioni e i suoi valori.
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